Venerdì, 24 Gennaio 2020
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Ritornano i live del Lanificio. Apre la nuova stagione L'Orchestraccia, “gruppo itinerante delirante folk-rock romano”, un composto di attori, musicisti, cantanti che prende la tradizione folk romana a cavallo tra '800 e '900, la rumina con teatro e musica, e la trasforma in un modo innovativo di fare spettacolo.

L'Orchestraccia

L’Orchestraccia nasce dall'idea e dalla voglia di attori e cantanti di unire esperienze e confrontarle cercando una forma innovativa di spettacolo, che comprenda musica e teatro in una lettura assolutamente attuale. Partendo dal folk degli autori romani tra Ottocento e Novecento - tutte quelle canzoni e poesie che sono patrimonio della cultura italiana e perle della tradizione romana.

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Una passeggiata nel ‘900, nell’arte moderna. Da Picasso a Magritte, da Luigi Nono a Sofia Gubaidulina, tra musica e quadri, troviamo una figura emblematica di questo secolo: Peggy Guggenheim. Per questo spettacolo, infatti, la coreografa Michela Barasciutti si è ispirata ai quadri esposti alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Così, galleggiando con la mente in questa città d’acqua che è diventata la casa di Peggy, tra i quadri e le stanze di Palazzo Venier dei Leoni, siamo invasi da immagini e visioni, sulla sua vita e sull’arte moderna.

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Italia 1963. E’ l’anno del matrimonio Ponti – Loren, della visita in Italia di Kennedy, della scandalosa love story tra Teddy Reno e Rita Pavone, è l’anno della tragedia del Vajont. Alto- basso, rosa-nero, le vicende si alternano così nel paese ed anche nella vita del sarto Lucio.

Lucio è un sarto di abiti militari, figlio di un sarto di abiti militari; ha girato tutta l’Italia con i suoi genitori ed ora parla un dialetto che è un miscuglio di molte lingue. Lucio è un uomo di mezza età, un po’ irascibile, dai modi spicci e diretti,  ma in fondo una brava persona, quindi non se la sente -e forse non può proprio rifiutare- quando un capitano gli chiede di cucire l’abito da sposa di sua figlia. Lucio non può tirarsi indietro, ma non sa nemmeno come fare, così è costretto ad assumere una giovanissima sartina, Nunzia, una ricamatrice che ci riporta direttamente all’atmosfera di quegli anni.

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Per me “Il Mercante di Venezia” è sempre stata la sinfonia della giovinezza.  Antonio, Bassanio,  Lorenzo, Porzia, Jessica, sono l’incarnazione del sublime epigramma di Sandro Penna: “Forse la giovinezza è solo questo / perenne amare i sensi e non pentirsi”.

In nome dell’amore non c’è pentimento se si domanda una fortuna in prestito ad un amico con il rischio di rovinarlo; in nome di una libbra d’amore non c’è rimpianto se, per un amico, sei disposto a dare in garanzia una libbra della tua carne; e non c’è tormento, né dolore, se, per seguire un uomo che ti fa una serenata giù dal balcone, fuggi dalla famiglia, calpesti il cuore di un padre che per te solo vive, trafugandogli dalla casa le cose più preziose; persino quando, (come nel caso di Porzia - Amleto), l’ombra del padre defunto continua a condizionare la tua scelta d’amore, tenendoti a guinzaglio, direttamente dall’Ade, o il dogma cieco di una legge sembra spegnere definitivamente il tuo sogno di felicità, intervengono puntuali un sotterfugio o un travestimento, un colpo di teatro e di giovinezza, (che son la stessa cosa), in grado di infrangere gli ostacoli.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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