Straordinaria prova di una delle maggiori interpreti della scena coreutica mondiale
Acclamata in tutto il mondo, Natalia Osipova è al momento uno dei nomi più prestigiosi della scena coreutica internazionale e con lei si apre la stagione Danza curata da Fiorenza Cedolins per il ‘Giovanni da Udine’ .
La ballerina russa, naturalizzata britannica, da sempre centellina le sue presenze in Italia e la sua inclusione nel cartellone del teatro è la conferma di come le proposte della direzione artistica ‘danza, opera ed operetta’ non siano mai scontate e puntino a trasformare il ruolo subalterno del teatro udinese in un autentico riferimento per la cultura del Nord Est.
Portare ad Udine nomi che non hanno in previsione altre date in Italia significa attirare l’attenzione degli appassionati, far spostare cultori e fan, permettere al capoluogo una visibilità che troppo spesso è stata appannata.
Certo è il modo più complesso di organizzare una stagione e sicuramente la direttrice ha messo in gioco il suo carisma artistico e la sua fama per poter avere, in anni recenti, la compagnia di Bejart, per due volte Bolle, gli spagnoli di ‘Igra’.
Ma i sold out, gli applausi copiosi e le recensioni decisamente positive dimostrano che questa è la strada che il pubblico apprezza e che realmente desidera.
Un plauso in questo senso va alla direzione del teatro che si è dimostrata illuminata nel dare fiducia a questo indirizzo culturale, ma anche nel cogliere le potenzialità e l’unicità di avere un nome, così famoso nel mondo, a curare la programmazione.
Fatta questa premessa, andiamo alla serata.
Limite e pregio al tempo stesso, la struttura dello spettacolo : ‘Force of Nature’.
Limite, diranno i puristi, perché di fatto è una sorta di ‘best of’ e non uno spettacolo autonomo.
Pregio, sosteranno fan ed amanti della danza, perché ci consente di apprezzare come meglio non si potrebbe una danzatrice giunta a quel momento della carriera in cui maturità interpretativa e prestazioni fisiche trovano un equilibrio magico.
Non una che ha il sopravvento sull’altra, ma un mutuo abbraccio che sublima le potenzialità dell’interprete.
Che in questo programma escono in tutta la loro potenza.
Anche grazie agli interpreti che affiancano la primadonna, che nel 2022 ha fondato , con il marito Jason Kittelberger, coreografo e danzatore di prima grandezza, il Bloom Dance Project, una società di produzione indipendente con l’idea di promuovere l’arte della danza a un pubblico sempre più ampio.
Patricio Revé è primo ballerino del Queensland Ballet ed ex primo ballerino del Balletto Nazionale di Cuba. È entrato a far parte del Queensland Ballet nel 2018 ed è stato promosso primo ballerino nel 2022.
Francesca Velicu si è formata all’Accademia di Balletto Bolshoi. Nel 2016 è entrata a far parte dell’English National Ballet, promossa a Primo Artista nel 2017, Solista Junior nel 2022, Solista nel 2024. Nel 2018 è stata vincitrice dell’Olivier Award per la sua interpretazione de La Prescelta in ‘Le Sacre du printemps’ di Pina Bausch.
Daniel McCormick e si è formato alla Ballet San Jose School, San Francisco Ballet School e Houston Ballet School. Nel 2017 è entrato a far parte dell’English National Ballet, promosso a Primo Artista nel 2019, Solista nel 2020, Primo Solista nel 2022.
Eryck Brahmania è danzatore ed insegnante di danza . ha collaborato con alcune fra le più titolate compagnie internazionali e collabora, fra le altre, con il Royal Ballet School e l’English National Ballet.
La serata è decisamente articolata, con un programma che man mano che lo spettacolo avanza si fa chiaro nella sua essenza: un viaggio che partendo dal classico più tradizionale arriva al contemporaneo.
Si inizia con una grande pagina del balletto classico: il ‘passo a due’ da ‘Romeo e Giulietta’ su musiche di Sergej Prokof’ev, risolto con grande precisione, senza cercare soluzioni ad effetto, ma offrendo una prova di spessore tecnico.
Patricio Revé ha una elasticità ed una flessuosità notevolissime, unite ad una facilità a superare gli ostacoli che la coreografia di Kenneth Mac Millian non gli risparmia.
La Osipova, sicuramente non aiutata dal costume di scena, offre una Giulietta di grande introspezione. Pastella una fanciulla timida, innamorata, sognante ma anche, in alcuni momenti, trascinata dalla passione.
La ballerina, al di là di un bagaglio tecnico adamantino, dimostra da subito un grande carisma, ma anche un rapporto raro con la partitura. Sembra farsi strumento musicale, pare che abbia nutrito i suoi movimenti delle note, in una sintonia totale, verrebbe da dire in una compenetrazione fra suono ed azione, che da sola giustifica la sua presenza all’apice della danza mondiale.
Di grandissima presa narrativa alcuni passaggi nei quali i due interpreti sembrano fondere i loro corpi in una figura antropomorfa, con due gambe e moltissime braccia, una sorta di essere mitico, una creatura che tutti sanno esiste ma che nessuno ha mai realmente visto, anche se tutti l’hanno sognata: la forma dell’Amore di Romeo e Giulietta, sublimato nell’abbraccio intenso che chiude il brano.
Francesca Velicu e Daniel McCormick danzano ‘Le Corsaire’ , con le tradizionali coreografia Marius Petipa.
Se l’intento era ci portare in scena il grande balletto classico, la scuola tradizionale russa, l’esibizione ‘canonica’, il risultato è centrato in maniera pirotecnica.
La prova fornita dai due interpreti è eccellente.
La Velicu dimostra un controllo assoluto, una eleganza notevolissima, che appare evidente anche nell’uso delle braccia ed esegue i 42 fouettés consecutivi con inappuntabile precisione e purezza di movimento, senza cedimenti o segni di fatica, nonostante la prova improba.
Daniel Mc Cormick incanta la platea che lo acclama anche durante lo svolgimento della prova.
La parte, anche nel balletto proposto nella sua interezza, è sostanzialmente breve, ma concentra in pochi minuti tutte le principali difficoltà della danza classica, ampliandone la complessità perché mancano i tempi per il recupero ed è necessaria una notevolissima resistenza per reggere senza cali fino alla fine.
Il solista dell’English National Ballet affronta ogni passo con titanica sicurezza, dando anche la sensazione di aver optato per la versione più complessa della coreografia, ma rendendola con tale sicurezza da far apparire naturali i tanti salti che cesella grazie ad un apparato muscolare scultoreo e potentissimo, che gli permette una elasticità ed un controllo notevolissimi.
Strabilia con le piroette multiple, eseguite con una sintonia con la musica che affascina e gioca con il baricentro senza perdere mai il controllo, neanche nei più arditi e multipli ‘tours en l’air’ .
Riesce a sollevare la ballerina senza segno di fatica ed i due ricamano figure di raffinatissima eleganza, disegnando geometrie che entusiasmano la sala e che testimoniano una intesa realmente speciale.
Alla fine del brano una vera esplosione di entusiasmo da parte dei presenti.
Coraggioso proporre, dopo una coreografia così tecnica e d’effetto, un brano come ‘Valse Triste’, molto complesso dal punto di vista tecnico ed interpretativo, ma teoricamente meno d’effetto.
Ma proprio da qui in poi capiamo che la serata è qualcosa che raramente riusciamo a vedere sui nostri palcoscenici, così, depauperati dalle scelte politiche degli ultimi decenni, che hanno decapitato le compagnie stabili di balletto e costretto i migliori interpreti italiani ad andare all’estero.
Premessa significativa è che la coreografia del pezzo è stata realizzata appositamente per la Osipova da uno dei più importanti coreografi neoclassici al mondo: Alexei Ratmansky, dell’American Ballet Theatre, che ha dimostrato da un lato ci conoscere a fondo le potenzialità della ballerina, dall’altro ha scelto di metterle in gioco senza sottrarre nessuna difficoltà e senza regalare agli interpreti tempi di recupero o qualche pausa narrativa.
Revè si conferma interprete eccellente, capace di superare, senza apparente fatica, le difficoltà di cui la coreografia è irta, attento ad ogni gesto, sicuro nelle prese, potente nell’espressione ed affidabilissimo nell’intesa, magnifica sia nei ‘portés’ che nei ‘tours’, che è chiamato a sincronizzare con musica e, soprattutto, con la compagna di palcoscenico.
La Osipova pare indossare la parte, in ciascun muscolo, in tutte le espressioni, in ogni movimento. Sicura nei giri, infallibile nei ‘passaggi d’elan’ ed emozionante nel ‘collasso controllato’, in realtà affascina ancora di più per la capacità narrativa, per la completezza della prova, che incatena i presenti in un silenzio quasi mistico. Veniamo rapiti dal racconto, dal linguaggio del corpo, dalla bravura nel coinvolgimento. Anche la mimica facciale, tutto sommato trattenuta ed esplicitata in una tavolozza ridotta, assume un significato intenso, convincente.
Pare di vedere il dramma che si consuma davanti ai nostri occhi e mai l’aspetto tecnico, l’esibizione atletica interrompe il flusso emozionale.
Non a caso allo spegnersi delle luci l’applauso tarda qualche frazione di secondo, come se il pubblico prima di esplodere in un deflagrante consenso avesse bisogno di un respiro, di girare pagina per non sporcare, anche se con un franco apprezzamento, la purezza delle emozioni vissute.
‘Damaged Skin’ , su musiche di Sergej Rachmaninov, vede il ritorno sul palcoscenico di Francesca Velicu, affiancata da Jason Kittelberger, che firma anche la coreografia del pezzo, che strabilia per il continuo proporre di soluzioni tecniche, giochi di corpi, geometrie immaginifiche e spesso ardite per pesi ed equilibri.
Un ritmo serratissimo, che dimostra le capacità eclettiche della Velicu, che passa dal più classico dei balletti di tradizione alla danza contemporanea senza perdere credibilità e dimostrandosi interprete eccellente in entrambi i casi.
Kittelberger è certamente raffinato coreografo, ma anche ottimo interprete. Elastico, flessibile, è dotato di una figura slanciata ed elegante. Affronta e vince una lunga sequenza di difficoltà che dissemina con coraggio nella sua composizione, che a nostro parere sarebbe stata ancora più potente se alla seta degli abiti si fossero preferiti la potenza del torace e la ricchezza delle linee della schiena. Ma questo è solo una timida opinione, esplicitata forse solo per non trasformare la recensione in un incondizionato peana.
La prima parte di questo intensissimo spettacolo si chiude con l’assolo ‘Isadora’ , una coreografia di Frederick Ashton su cinque Valzer dall’op. 39 di Johannes Brahms, che viene eseguita per la prima volta in Italia, con l’accompagnamento dal vivo del bravissimo pianista Daniele Bonini.
Momento altissimo di danza. La Osipova riesce ad evocare le movenze, i ritmi, il valore rivoluzionario della Duncan con grande intensità, ci rende partecipi della storia, danza anche i silenzi.
Capiamo appieno il senso dei brani proposti, svuotando il programma da letture autocelebrative, per gustarci come questa prima parte sia un potentissimo viaggio nella strada della Danza, un percorso nel quale la Osipova ci prende per mano per sottolineare come la tecnica sia bene necessario ed irrinunciabile, ma mai fine; strumento per raccontare, non mezzo per esibire.
Distilla la lezione della grandissima Isadora, narrandone coraggio e drammi, competenza e spessore, in una sequenza faticosissima, che viene offerta senza cedimenti, anche giocando al rialzo sia dal punto di vista dell’impegno tecnico che della complessità narrativa.
Alla fine un oceano di applausi travolge questa primadonna della Danza, ma anche l’apprezzatissimo strumentista, che non è mai stato accompagnamento ma sempre coprotagonista della scena.
Dopo un breve intervallo, nel quale si sono raccolti in sala commenti positivi su tutto e tutti ed è concorde la sensazione che per un pomeriggio Udine sia stata ai vertici mondiali della danza, la seconda parte è occupata da ‘Ashes’, una coreografia di Jason Kittelberger ispirata al dipinto ‘Ceneri’ di Edvard Munch.
Ne sono interpreti Natalia Osipova, lo stesso coreografo Jason Kittelberger, che per inciso è marito della ballerina e con lei ha fondato il Bloom Dance Project, Francesca Velicu ed Eryck Brahmania
Le musiche, di grande presa , sono di Nigel Kennedy and the Kroke Band.
Una prima considerazione merita la coreografia, che affronta in difficile tema della perdita. Un racconto potentissimo, che dimostra un’autenticamente profonda conoscenza del pittore norvegese; un rispetto rigoroso dei suoi dipinti, dei quali si citazioni geometrie compositive e significato intrinseco; l’esaltazione della figura della donna, madre, sorella, compagna, amica, chiamata alla fine alla consapevolezza della solitudine interiore, che per certi versi è ineluttabile stato dell’Artista, che per quanto amato ed apprezzato, è chiamato a specchiarsi nella solitudine dei pensieri sublimi.
Dal punto di vista esecutivo, la prova offerta è esaltante per bravura tecnica; infallibile nell’intesa, sia nei passaggi a quattro che in quelli a due; serrata nei ritmi e decisamente impegnativa nei tempi.
L’assolo finale della Osipova è magistrale. Incatena il pubblico che non riesce a staccarle gli occhi di dosso, in un silenzio che è commozione, poesia, pianto.
Alla fine infinite chiamate in scena ed applausi per tutti. Tanti, tantissimi, ma sempre pochi per tanta bravura.
Applausi che andrebbero allargati al coraggio della direzione del teatro di uscire dai circuiti di giro per proporre spettacoli così importanti, ma anche al pubblico che ha risposto con un esaurito ad un nome che poteva apparire elitario.
La provincia non deve essere periferia dell’Impero, ma fucina culturale, semina coraggiosa. Deve ritrovare il suo ruolo di motore di formatore culturale che aveva fino a qualche decina di anni fa .
Bravi coloro che combattono con coraggio e coerenza perché il Friuli ritrovi il posto che gli spetterebbe nel dibattito, perché ritorni meta autenticamente culturale, con una sua identità precisa, uscendo da quei percorsi stereotipati delle compagnie di giro, che si possono trovare un po’ ovunque ed impari a valorizzare i talenti, anche autoctoni, invece che rifugiarsi tristemente nelle vestigia, ormai cenere, di una tradizione passata.
Gianluca Macovez
10 novembre 2025
informazioni
Udine, Teatro ‘Giovanni da Udine’, 9 novembre 2025
‘FORCE OF NATURE’
Con:
Natalia Osipova
Patricio Revé
Francesca Velicu
Daniel McCormick
Eryck Brahmania
Jason Kittelberger
Atto I
Natalia Osipova, Patricio Revé
Pas de deux da ‘Romeo e Giulietta’ su musiche di Sergej Prokof’ev
coreografia Kenneth MacMillan
Francesca Velicu, Daniel McCormick
‘Le Corsaire’ su musiche di Adolphe Adam
coreografia Marius Petipa
Natalia Osipova, Patricio Revé
‘Valse Triste’ su musiche di Jean Sibelius
coreografia Alexey Ratmansky
Jason Kittelberger, Francesca Velicu
‘Damaged Skin’ su musiche di Sergej Rachmaninov
coreografia Jason Edward Kittelberger
Natalia Osipova
‘Isadora’ su musiche di Johannes Brahms, Waltzes n. 1, 2, 8, 10, 13, 15, op. 39
pianista Daniele Bonini
coreografia Frederick Ashton
Atto II
Natalia Osipova, Jason Kittelberger, Francesca Velicu, Eryck Brahmania
‘Ashes’ su musiche di Nigel Kennedy and the Kroke Band
coreografia Jason Kittelberger