Il mangaka presenta Pino, rivisitazione fantascientifica di Pinocchio. "La mia vita è il contrasto tra perdita e ottenimento". E sull'intelligenza artificiale: "Interessante, ma non indispensabile"
Si è presentato in italiano, lingua che studia da pochi mesi ma che già riesce a "parlicchiare un po'". Takashi Murakami, autore di storie capaci di commuovere lettori in tutto il mondo, ha conquistato anche la platea di Lucca Comics & Games con la sua incredibile umanità. Inizialmente teso, il mangaka si è progressivamente sciolto durante la conferenza stampa, mostrando un lato inaspettatamente personale e vulnerabile.
Murakami ha costruito la propria carriera sulla dolcezza narrativa e su un tratto morbido che veicola emozioni profonde. Le sue storie, in cui sono protagonisti quasi sempre degli animali, parlano di solitudine, amicizia, perdita e redenzione con una sensibilità rara nel panorama del fumetto contemporaneo. Durante l'incontro con la stampa, proprio sugli animali si è concentrata buona parte della curiosità dei presenti.
Il rapporto con gli animali: "I cani ci aspettano sempre. E questo ci salva"
La scelta di affidare ruoli da protagonista agli animali, costante nella sua produzione, non è casuale né meramente estetica. «Ho due cani», ha rivelato l'autore, «ed è molto bello per gli esseri umani sapere che c'è sempre qualcuno che ci aspetta. Quando torno a casa sono molto felice di avere i miei cani che mi aspettano. Il ruolo di un animale è proprio quello di regalare felicità al suo padrone, per cui non c'era motivo di precludergli la parte di protagonista». C'è qualcosa di ancor più profondo, quasi catartico, nel rapporto tra uomo e cane che l’autore racconta: «L'amore che si riceve da un cane è davvero senza limiti. Nei momenti difficili della vita di un essere umano, avere un cane rappresenta una salvezza. L'amicizia tra il cane e l'uomo è qualcosa che va oltre, che salva l'essere umano».
Per Il cane che osserva le stelle, uno dei suoi lavori più celebrati, Murakami ha attinto dalla propria esperienza personale, «immaginando il modo di vedere il mondo da parte del cane». Le sue storie, spiega, «si caratterizzano sempre per un mix di esperienza e osservazione». Non teoria astratta, ma vita vissuta e poi trasfigurata attraverso lo sguardo degli animali.
Non manca l'autoironia quando l'autore riflette sul rapporto con i suoi cani: «L'evoluzione umana è stata influenzata dalla presenza del cane al fianco dell'essere umano. Fin dalla preistoria è stato classificato come il compagno per eccellenza dell'uomo, perché ne tira fuori le caratteristiche migliori. Eppure, anche se ho due cani, ancora non ho subìto particolari miglioramenti». La sala ride, c'è tenerezza in quella battuta più che cinismo.