Giovedì, 23 Maggio 2024
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Recensione di Resistenza Outbound in scena al Teatro Kopò dal 9 al 12 aprile 2015

Guido ha studiato recitazione e ha lavorato anche in televisione in una trasmissione per bambini... ma questo è il passato, ora lavora in un call center dove vende polizze assicurative e risponde al nome di "Guido codice operatore agon pm1".

Un cognome lo avrebbe pure, come avrebbe anche una dignità che però giorno dopo giorno sta sempre più perdendo.

E così Guido per andare avanti è costretto a scendere a compromessi con la sorridente, impassibile e pretenziosissima team leader Cinzia, con gli ultracompetitivi colleghi che sembrano riuscire a fare ogni giorno 5 polizze l'ora, con gli utenti telefonici e le loro assurde domande e ancor più impossibili richieste... ma sopratutto con se stesso.

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Recensione di Doppio sogno, in scena al teatro Quirino dal 7 al 19 aprile 2015

Non è solo il sogno del dottor Fridolin a prendere forma, ma anche le sue ossessioni, i tormenti, le cose taciute o inconsciamente pensate. La soglia tra realtà e sogno è crollata davanti agli occhi del pubblico di Doppio Sogno, scritto e diretto da Giancarlo Marinelli, tratto dall’omonimo romanzo di Arthur Schnitzer, in scena al Teatro Quirino. 

Immersi in un’atmosfera favolistica e domestica il dottor Daniel Fridolin, interpretato da Ruben Rigillo, racconta alla figlia malata una storia di un principe che cerca di salvare una fanciulla, immaginando quali ruoli assegnare alla moglie Nicole e alla madre Ivana. E’ proprio il rapporto con le tre donne il motore delle sue ossessioni. Verso la coniuge, una seducente e acerba Caterina Murino, nutre una fortissima gelosia, soprattutto dopo aver saputo di un suo desiderio di fuga con un giovane conosciuto per caso; la madre è la maestosa e sicura Ivana Monti, dalla quale non riesce a liberarsi e che cerca di stringere sempre di più il cordone ombelicale; la figlia, invece, rappresenta la responsabilità disattesa di proteggerla dalla malattia. La storia s’intrica notevolmente con la morte del consigliere Bohm, l’incontro con il suo amico musicista Naktigal, possessore di un segreto che si intreccia con la sua vita.

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Recensione dello spettacolo DISCORSO CELESTE # SPORT/RELIGIONE in scena al teatro Angelo Mai dal 10 all’11 aprile 2015

foto di Enrico Fedrigo

La sfida di una vita, la sfida di un attore, si consuma tra corpo e anima. Discorso Celeste è la partita in solitario alla play station di chi allena il proprio corpo per il match decisivo con il padre, il Padre e il teatro. 

Se una delle questioni intorno alla quale ruota il discorso sulla drammaturgia contemporanea è legata al “come” più che al “cosa” si fa, Fanny&Alexander hanno centrato l’obiettivo. 

Lo sport e la religione non sono solo i due poli del campo d’azione della solitudine ma anche i due ambiti che maggiormente raccontano di come la frantumazione sociale consenta all’individuo di ritrovare un senso di comunità solo ritrovandosi spettatore tra spettatori; il rito iniziale di riconoscimento che coinvolge il pubblico intorno all’inno nazionale sfuma nella sovrapposizione tra la voce di Nando Martellini che racconta Italia - Germania 4 a 3 e quella di Papa Francesco che invita a varcare le porte della fede creando il terreno di condivisione sul quale si svolgerà poi tutta l’azione.

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Recensione de Il più bel secolo della mia vita, in scena al teatro di Villa Sora di Frascati il 10 aprile 2015

Una commedia che fa riflettere, ridere e allo stesso tempo pensare su quanto sia importante dare ascolto al prossimo, e quando possibile aiutarlo. In tutto questo riesce la pièce teatrale di scritta e diretta da Alessandro Bardani e Luigi Di Capua. 

Il duo Giorgio Colangeli, Francesco Montanari insieme è perfetto, tutti i meccanismi comici, ma anche drammatici, scorrono senza intoppi facendo sì che lo spettacolo sia estremamente godibile e allo stesso tempo, senza quasi che la platea se ne accorga, mai banale, pregno di una profondità che attraverso la comicità riesce ad arrivare veramente a tutti.

La storia è questa, Giovanni (Montanari) e Gustavo (Colangeli) sono due N.N. ovvero figli adottivi, che non sanno chi sia la loro vera madre a causa di una legge, tutt’ora in vigore nel nostro paese e unica in Europa, nella fattispecie si tratta dell’articolo 28 della legge n. 184/1983, che glielo vieta, o quasi. Esatto, quasi, perché a queste persone, che sono oltre 400.000 in Italia è possibile venire a conoscenza delle loro origini solo al compimento del centesimo anno di età. Ed ecco che la cosa si fa interessante. 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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