Mercoledì, 17 Giugno 2026
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Recensione del film Shadow of Fire di Shinya Tsukamoto

 

Presentato nella sezione Orizzonti della Biennale di Venezia 2023, Shadow of Fire è una pellicola cruda, dura e senza filtri su quella che è stata la realtà della Seconda Guerra Mondiale in Giappone, sia dal punto di vista dei soldati sopravvissuti che della popolazione ridotta alla fame e al vagabondaggio.

In una piccola locanda nipponica ormai ridotta all’osso a causa degli incendi e della devastazione, una donna si prostituisce per guadagnarsi da vivere quanto basta per andare avanti senza stentare troppo. Una sera un orfano di guerra entra furtivamente nella locanda in cerca di cibo e un soldato le si presenta come cliente: si forma così una strana convivenza a tre in cui ognuno spera di trovare una parvenza di pace nell’altro, ma l’idillio non durerà a lungo.

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Lo scorso giovedì 29 febbraio, all’età di 92 anni, si è spento Paolo Taviani, film importante per il Cinema Italiano, sia dal punto di vista di regia sia per quanto concerne la sceneggiatura. Insieme al fratello Vittorio – precedentemente scomparso nel 2018 – hanno girato film, dalle storie pittate dal ricordo e, spesso, dall’esaltazione della provincia, nonché dall’esplodere dell’animo umano nella sua natura più morbosa, scabrosa e pura. Capolavoro indiscusso della loro produzione fu La notte di San Lorenzo del 1982.

Nell’estate del ’44, il paese di San Martino, occupato dalle truppe naziste, è in attesa dell’arrivo degli alleati. Gli invasori, sempre più nell’ansia di quello che sta per accadere, ordinano alla popolazione di riunirsi nel duomo. Per paura di una rappresaglia, nel cuore della notte, un gruppo di contadini, con tanto di donne e bambini – capeggiati da Galvano (Antonutti) – decide di scappare verso la campagna e di andare incontro agli americani. Il mattino dopo un’esplosione dal paese fa capire che l’intuizione era giusta. Uniti ai partigiani, i protagonisti vivranno momenti di dolcezza e serenità, ma anche di forti paure, macabri avvenimenti e cruente violenze da parte dei fascisti e dei nazisti, dove l’attesa dell’arrivo delle “truppe liberatrici” sembra eterna e mietere sempre più vittime.

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La settimana che è terminata è stata, oltre che per “martedì grasso”, con i suoi dolci, le sue maschere e i suoi coriandoli, anche per la festa di San Valentino, ovvero la festa degli innamorati. Tanto criticata e odiata, quanto ancora apprezzata e festeggiata, oltre che essere una scusa per le coppie di volersi, uscire e confrontarsi, è anche utile per vedere film romantici. A mio avviso, non credo che esista un film più romantico – dalla sceneggiatura originale - di Pretty woman del 1990, diretto da Gerry Marshall.

Edward Lewis (Gere) è un miliardario e si trova a Los Angeles per concludere un affare. Cercando la strada per il suo albergo, chiede informazioni a Vivian (Roberts), una giovane prostituta, la quale si propone di accompagnarlo personalmente in cambio di una piccola somma di denaro: una cosa poco importante per Edward e vitale per lei. L’uomo accetta e la ragazza lo accompagna, aumentando sempre più la cifra, fino in camera e arrivando a passare la notte con lui. La personalità della giovane colpisce Edward: è fuori dagli stereotipi di quel genere di donna. Decide quindi di stringere un patto con lei: rimanere con lui per un’intera settimana, in cambio di 3000 dollari. Dovrà essere una sua “dipendente” (non quindi una schiava) e poi ognuno tornerà per la sua strada. Vivian è al settimo cielo, anche perché con quei soldi non solo potrà pagare l’affitto arretrato per lei e la sua collega-maestra-coinquilina Kit (San Giacomo); ma potrà anche lasciarsi qualcosa da parte. Un affare! Una settimana, però, è abbastanza per far sì che nasca qualcosa. Anche Edward ha qualcosa che colpisce Vivian: malgrado il loro rapporto, lui non la tratta come una prostituta ma…come una donna. La porta con sé agli eventi d’affari, presentandola come amica; le compra vestiti e la difende dai mal-pensanti superficiali. La loro unione si trasformerà da mera sessuale a una più profonda. Sette giorni però passano anche in fretta: cosa accadrà quando Edward andrà via?

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Questa settimana il mondo si è fermato per un evento di costume che, dal 1951, prosegue ininterrotto il suo percorso: il Festival della canzone italiana, meglio noto come Festival di Sanremo. Odiato, amato, seguito, snobbato, ma comunque tra i più longevi eventi dello spettacolo italiano del dopoguerra; ha visto non tantissimi film dedicati a lui e al suo mondo. La maggior parte di questi appartengono alla categoria dei “musicarelli”, cioè un genere che, attraverso una trama fittizia tenuta da attori importanti, usavano cantanti allora di moda, le cui canzoni dell’ultimo album facevano da sfondo alla trama. Pensiamo a Gianni Morandi e il suo “Non son degno di te”: nel ’65 ne venne girato un film! E proprio a questo genere appartiene la pellicola nota come Destinazione Sanremo del 1959, diretto da Domenico Paolella.

Un treno che sta portando degli spettatori alla nona edizione del Festival di Sanremo nell’omonima città viene bloccato in una sperduta stazione di un paese di montagna. Rassegnati, decidono di vedere tutto dalla tv della stazione e vivranno vicissitudini sia amorose, come quella di Anna e Nino; sia comiche, come quella dello zio capostazione di Nino con un’anziana vedova.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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