Sabato, 25 Maggio 2019
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Ci meravigliamo sempre di più per ciò che appare sugli schermi. Televisori, tablet, smartphone o computer non importa, ciò che sembra attrarre maggiormente la nostra attenzione è la spasmodica ricerca dell'immagine migliore, del display retina più performante e dello schermo che meglio sia in grado di riportare le notifiche dei social network.

Un modo di fare che ci porta ad alienarci dalla realtà, quella effettiva, per preferirne un'altra, quella virtuale. Un modo, anche, per fuggire dai pensieri. Colmare i momenti di libertà con la tecnologia non è solo passare il tempo, ma anche un modo per non rimanere soli con noi stessi e quindi pensare, ragionare, sulle cose che ci succedo, su come abbiamo agito e come potremmo affrontare il futuro. Manca in poche parole quell'atto di riflessione interiore fondamentale per capire il proprio io. 

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Da un anno a questa parte sto seguendo un corso per imparare la Lis, ovvero la lingua dei segni italiana. Questo articolo di riflessione nasce per chiarire alcuni pregiudizi che ruotano intorno a questa lingua ed, in generale, a questa disabilità.

Spinto da una curiosità personale, avuta fin da quando ero piccolo, sulla lingua dei segni italiana ho deciso, come detto, di seguire il corso di primo livello del gruppo Silis che da anni cerca di far valere i diritti dei sordi e di questa straordinaria lingua. Come avviene spesso, fra gli udenti, il primo impatto è stato  brusco e perfino imbarazzante. 

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Genny 'a Carogna

Tifosi che sparano ad altri tifosi, fischi all'inno d'Italia, il veto di carogne sulla possibilità o meno di giocare una partita... quello che si è consumato ieri sera è stato senz'altro l'ultimo atto di un disfacimento culturale in corso da decenni nel nostro paese.

Una ciliegina sulla torta che ha donato immagini di un'Italia che non sa nemmeno più giocare. Sta per cominciare la finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina. Lo stadio è pieno di bambini e famiglie, il clima sembra esser sereno e disteso, visto e considerato che fra le due tifoserie non scorrono particolari risentimenti.

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Prima dell'inizio di uno spettacolo teatrale succedono molte cose. Spesso si può assistere a spettacoli, messi in atto dalla platea che attende, in grado di far ridere più di tante commedie. È vero, la realtà supera sempre la fantasia!

Ogni volta mi diverto ad assistere ai discorsi, alle movenze e agli sguardi degli spettatori, in quei pochi minuti che precedono l'apertura del sipario spesso danno il meglio di loro. Ultimamente mi è capitato di assistere ad uno di questi spettacoli 'plateali' veramente unico, che mi ha fatto pensare e ridere come non facevo da tempo.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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