Domenica, 11 Aprile 2021
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#libristregati primo appuntamento con la rassegna de La Platea che analizza i dodici finalisti del premio Strega, oggi vi parliamo del libro "Almarina" di Valeria Parrella

 

Molti di voi sicuramente conosceranno il Premio Strega, ma sapete da chi e quando è stato ideato?  Tale premio è stato promosso, e continua ad esserlo, dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e Liquore Strega. La prima edizione si svolse il  17 febbraio del 1947 e il nome si deve al mecenate dell’evento Guido Alberti che produceva nell’azienda di famiglia il liquore strega. 

I libri premiati sin dall’inizio sono sempre stati lo specchio del clima culturale, dei cambiamenti che avvenivano nella lingua e nei gusti letterari. Ancora oggi questo avviene e i libri che quest’anno sono stati selezionati ne sono un perfetto esempio.

Noi vi proporremo un paio alla volta i dodici libri che sono stati scelti quest’anno iniziando però  da Almarina di Valeria Parrella. Un libro che ciè piaciuto molto infatti lo avevamo recensito l’anno scorso e vi riproponiamo la recensione.

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Le novità librarie più interessanti ai tempi del Covid

 

Con l’inizio della fase due ritornano interessanti novità nelle librerie, Piano piano si cerca di tornare ad una pseudo normalità, alcune attività commercali riaprono ma soprattutto aprono le porte le librerie e le case editrici ritornano a pubblicare. C’è stato si in questo periodo tanto da leggere o rileggere, poiché la letteratura è ricca e piena di libri indimenticabili, però i libri freschi di stampa ti danno quel qualcosa in più. Anche se non siamo ancora tornati a pieno regime, un po’ alla volta stanno uscendo nuovi libri intriganti e come è consuetudine vi proponiamo quelli che hanno attirato maggiormente la nostra attenzione. 

Ecco i libri del momento:

Narrativa

Caffè Voltaire di Laura Campigli, Mondadori

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Svoltati i trentacinque, Anna Naldini ha la sensazione di ritrovarsi dalla parte sbagliata della trentina: quella in cui la sbornia diventa dura da smaltire, ma soprattutto quella in cui dai progetti è ora di passare ai bilanci. Ma c'è di peggio. Nel giorno del suo compleanno perde la più importante tra le otto collaborazioni precarie: il lavoro di reporter per "La Locomotiva", il quotidiano di sinistra per antonomasia. Non si scoraggia, e dopo la sbronza di rito è pronta a rimettersi in gioco dal tavolino del Caffè Voltaire, il suo bar di riferimento. Sarà il giornale più a destra del Paese, "I Probi Viri", a proporle di seguire una campagna elettorale che si preannuncia agguerritissima dopo l'improvvisa caduta del governo. Perfetto, se non fosse che "La Locomotiva" la richiama: ad Anna non resta che celarsi dietro due pseudonimi – Voltaire e Rousseau – e gettarsi nell'agone politico, prestandosi a un doppio gioco in cui vero e falso si confondono sempre di più. Nell'epoca della post-verità, si può scrivere tutto e il contrario di tutto sperando di uscirne indenni? Tra slogan elettorali, scorrettezze di bassa lega e fake news, Anna si renderà conto che fare la cosa giusta non è facile come sembra...

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Nel nuovo appuntamento della nostra rubrica #checlassico, proveremo ad incuriosire i nostri lettori su una pietra miliare della letteratura del Novecento: Il fu Mattia Pascal. Quali motivi potrebbero spingere a leggere o a rileggere nel 2020 un romanzo del 1904? In primis la straordinaria originalità dell’opera che la rese, come nel caso de “La coscienza di Zeno”, non immediatamente compresa dai contemporanei. Forse, molti non sanno che essa ricevette una stroncatura dall’autorevole voce di Benedetto Croce e Renato Serra, mentre fu simultaneamente tradotta in Francia e Germania dove ricette invece una notevole attenzione. Questo punto di partenza potrebbe già di per sé costituire uno stimolo di riflessione sull’orizzonte culturale in cui vede la luce l’opera, che si esprime nel rapporto tra critica e opere non convenzionali da cui scaturisce una relativa chiusura alle innovazioni, per certi aspetti ancora attualmente ravvisabile in alcuni ambienti.

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Recensione di Olive, ancora lei di Elisabeth Strout, Giulio Einaudi editore, una delle maggiori case editrici italiane, fondata a Torino nel 1933

 

Che ne è stato di Olive Kitteridge? Da quando l’abbiamo persa di vista, l’irresistibile eroina di Crosby nel Maine non si è mai mossa dalla sua asfittica cittadina costiera, e da lí ha continuato a guardare il mondo con la stessa burbera empatia. Sono passati gli anni, ma la vita non ha ancora finito con lei, né lei con la vita. C’è posto per un nuovo amore, nella sua vecchiaia, e amicizie profonde e implacabili verità, perché in un mondo dove tutto cambia, Olive è ancora lei.

Elizabeth Strout riprende il filo da dove l’aveva lasciato e in questo nuovo romanzo  ci narra il successivo decennio, l’estrema maturità di Olive, dunque. Ma in questa sua vecchiaia c’è una vita intera. Un nuovo amore, innanzitutto: Jack Kennison è un docente di Harvard ora in pensione, vedovo come Olive. A parte questo i due non hanno granché in comune, eppure la loro relazione ha la forza di chi si aggrappa alla vita, e le passioni che muovono i due amanti – la complicità e il desiderio raccontati in Travaglio, la rivalsa e la gelosia di Pedicure – ne trascendono i molti anni.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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