Giovedì, 29 Febbraio 2024
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I libri  che ci rendono felici

 

 

“Ogni felicità è un capolavoro: il più piccolo errore lo falsa, la più piccola esitazione lo altera, la più piccola pesantezza lo guasta, la più piccola sciocchezza istupidisce” Marguerite Yourcenar

 

Può un libro renderci felici? Quando si inizia a leggere un nuovo libro è un po’ come iniziare una nuova avventura e sì si può provare l’ebbrezza della felicità.  Proviamo una piacevole sensazione, ci sentiamo inebriati e contenti come quando iniziamo una nuova avventura. Il contenuto del libro stesso poi può renderci felici facendoci provare nuove sensazioni, vivere innumerevoli vite e viaggiare con la fantasia. Quindi si, secondo la nostra opinione, un libro può contribuire alla nostra felicità. Voi cosa ne pensate?

 

Ecco a voi la nostra selezione, il nostro contributo alla felicità:

 

Narrativa

 

La bella confusione. L’anno di Fellini e Visconti di Francesco Piccolo, Einaudi

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Il 1963 è stato l’anno di Fellini e di Visconti. Un anno decisivo per il cinema italiano, che ha visto la nascita di Otto e mezzo e Il Gattopardo. Ma prima di diventare i capolavori che ben sappiamo erano due incredibili scommesse, nonché il campo di battaglia tra due artisti rivali e profondamente diversi: mentre Claudia Cardinale cambiava il colore dei capelli secondo il capriccio di chi la dirigeva, l’intero contesto culturale italiano si stava preparando a sposare l’una o l’altra visione del cinema e del mondo. Ecco cos’è La bella confusione: inseguendo come un detective le figure e gli episodi che hanno fatto la Storia, Francesco Piccolo ha setacciato lettere, filmati, appunti e diari, interviste, pettegolezzi, testimonianze. Perché in questo romanzo diverso da qualsiasi altro romanzo i personaggi si chiamano Marcello Mastroianni, Ennio Flaiano, Sandra Milo, Tomasi di Lampedusa, Camilla Cederna, Suso Cecchi d’Amico, Burt Lancaster e Pier Paolo Pasolini. Muovendosi tra il mito e l’aneddoto, la voce inconfondibile dell’autore risveglia milioni di ricordi e ci regala la luce perduta di un’epoca. Un documentario fatto di parole: la potenza dell’arte, i segreti del cinema, i duelli di un’Italia che non sapremmo più immaginare.

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Ci sono uomini che non perdono mai la vivacità della loro mente, nonostante il lento ed inesorabile trascorrere degli anni. Questo li rende giovani per sempre, pronti a continue sfide che raccolgono con passione, entusiasmo e la bellezza dell’esperienza che impreziosisce il loro bagaglio. Marco Rinaudo è una di quelle persone speciali che ha lottato senza mai risparmiarsi e senza mai accettare compromessi e favoritismi. Nato a Trapani, e primo di cinque figli, si appassiona alla scrittura dopo numerose esperienze nel ramo commerciale e marketing per grandi realtà editoriali. Inizia a comporre poesie, con le quali partecipa a svariati concorsi letterari e poi, come giornalista, firma centinaia di articoli per le testate “Info”, “Roma Sud” e collabora anche  con “Metro” e “Avvenire”. Il suo romanzo d’esordio, “Il Capo Tonnara. Storie di mafia e di tonni”, edito da Il Cuscino di Stelle, è un avvincente racconto ambientato nella splendida Favignana, isola siciliana appartenente all’arcipelago delle Egadi.

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I libri  per accumulare i desideri e restare giovani

 

“Chi accumula libri accumula desideri; e chi ha molti desideri è molto giovane, anche ad ottant’anni. “ Ugo Ojetti

Ogni libro è un desiderio e più libri accumuliamo e più siamo giovani ? Un motivo in più per comprare tanti libri e leggere che renderà felici tutti i lettori accaniti.  Secondo Ugo Ojetti infatti ogni libro che compriamo e aggiungiamo alla nostra libreria è un nuovo desiderio che esprimiamo.  Un desiderio che non ci fa invecchiare e ci fa restare giovani sin da giovani. Allora cosa aspettate? Iniziate a scegliere i vostri desideri partendo dai libri selezionati per voi.

 

Ecco a voi la nostra selezione:

 

Narrativa

 

La portalettere di Francesca Giannone, Nord

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Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata. Persino a trent'anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno. E invece, per oltre vent'anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese.  Senza volerlo - ma soprattutto senza che il paese lo voglia - la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello. Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello.Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna.

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Intervista alla Libraia felice Monica Maggi fondatrice del movimento Pagine Viaggianti.

 

Monica Maggi è una giornalista, scrittrice ed ex libraria con un amore così grande per i libri che ha deciso, dopo aver chiuso la sua attività, di creare un’associazione denominata Libra e un progetto, Pagine Viaggianti, che  le permettessero di salvare i libri dal macero e  farli arrivare anche a coloro che non amano o non possono frequentare le librerie.  

Per conoscerla meglio e  far conoscere il suo progetto ecco a voi l’intervista:

 

Come è nata l’idea di Pagine Viaggianti? 

L’idea di Pagine viaggianti è nata immediatamente dopo la chiusura della mia libreria. Io ho avuto una libreria proprio classica, quella con le scaffalature, il registratore di cassa, il classico  negozio di libri, a Morlupo. Ovviamente si reggeva solo con le mie forze è dopo tre anni è stata chiusa. Però nel frattempo avevo fatto l’esperienza che mi ha cambiato la vita, avevo capito che gli italiani, la gente, soprattutto le donne  leggerebbero molto di più se avessero una disponibilità dei libri diversa. Il che vuol dire una disponibilità economica, di spazio, di tempo, di situazione, che permetta di trovare il libro non  soltanto in biblioteca o in libreria ma bensì ovunque. Il libro diviene così  alla portata di tutti.  Ho scoperto inoltre che i libri in offerta sul mercato erano poco appetibili, il lettore ama soprattutto i classici, i libri a cui non pensiamo da anni. Certo qualcuno ama anche le ultime uscite ma i classici russi e tedeschi sono i più richiesti. Così  ad un anno esatto dalla chiusura della libreria mi sono inventata questo progetto. Ho raccolto  tutti i libri che avevo nel mio magazzino e ho chiesto il permesso all’Atac per due fermate della linea  A e B in zone periferiche e mi sono messa 12 ore, dalle 7 di mattina alle 7 di sera, il 23 aprile del 2013 a donare libri. È stato un successo travolgente, è come se io avessi toccato con mano che la gente non aspettava altro.

Qual è l’obiettivo del progetto?

L’obiettivo del progetto è far innamorare della lettura chi non ha mai letto o quantomeno chi non ha mai pensato di andare in una libreria. Se uno prende un libro in mano scatta qualcosa sempre. Certo, ci sono quelli che non vogliono leggere e il libro non lo prendono neanche in mano ma il mio  obiettivo è stato far innamorare tutti della lettura, recuperare i libri ed evitare che finiscano al macero, distrutti e  abbandonati. Recuperare anche i classici, le letture un po’ dimenticate e dare la possibilità economica a tutti di leggere. Un progetto quindi che tocca più aspetti, più valori: l’aspetto economico, sociale, culturale ed ecologico. Mi sono trovata tra le mani un progetto che altro non è che quello che io provo nei confronti del libro. Poi alla fine sono io la prima fruitrice di questo progetto che sta crescendo moltissimo proprio perché ha questi quattro puntelli fondamentali.

 Le iniziative che realizzate sono numerose, può dircene qualcuna che per lei è più significativa?

Le iniziative non sono solo a Roma,dove ho un punto fisso all’interno di un mercato, ma sono iniziative che si realizzano proprio attraverso questi libri recuperati. Faccio un esempio banale: mi chiamano e io vado a recuperare tantissimi libri. Tra l’altro con l’associazione  che si chiama Libra sono accreditata nell’elenco delle biblioteche comunali di Roma che sono tenute  dopo un po’ di tempo a svecchiare i libri. L’alternativa alla mia associazione è il macero, dovrebbero per legge chiamare una ditta che li prenda e li porti via. Quindi io vengo costantemente chiamata sia da privati, sia da istituzioni ( come le biblioteche) che mi donano questi libri. Sono molto di più i libri che ricevo rispetto a quelli che riesco a dare via. Allora ho aperto un altro canale, un canale di donazione.  Per esempio in Calabria sono state realizzate quattro  piccole biblioteche scolastiche in quattro scuole medie nell’Aspromonte. Oppure nelle carceri come il carcere di Rieti, o all’ospedale San Giovanni di Roma nella sala d’attesa. Cerco di realizzare con i miei libri altre situazioni simili dove c’è una richiesta di libri ma non c’è una libreria. Poi sono stata nel 2016-2017 anche nelle zone terremotate, ho portato moltissimi libri e ho contribuito a realizzare i primi punti lettura quando si sono ricostruite le prime realtà commerciali. È diventata non solo una distribuzione  al singolo individuo ma la costruzione di punti di lettura più generali. Mi stanno chiedendo anche le biblioteche di condominio, anche quello! È un po’ come un virus contagioso...

 

Pagine viaggianti sta salvando, grazie a lei e al contributo dei suoi collaboratori, molti libri, ma cosa significa per lei salvare un libro? 

Salvare un libro è salvare la nostra memoria, la nostra storia. Salvare un libro è come salvare più vite umane. Sembrerà una sciocchezza però salvo in qualche modo l’autore che ha scritto quel libro, i personaggi che sono all’interno, le mani che hanno sfogliato quel libro, gli occhi che lo hanno letto e il lettore a cui è stato regalato.  Io trovo tantissimi libri con le dediche all’interno o cartoline, lettere d’amore quindi salvo tutto questo. Io non penso mai a quanti non ne salvo altrimenti mi metterei a piangere. Salvo quello che salvo e per il resto spero che nascano tante altre realtà così, in grado di farlo. Un’altra situazione che sto realizzando nel paese dove vivo,   Riano,  è la creazione di piccole biblioteche all’interno degli esercizi commerciali che ne fanno richiesta. Per ora ci sono una  farmacia, un piccolo pub, due bar, delle realtà che si fanno il loro angoletto di libri. Io lascio un cartellino con scritto come funziona il progetto e come mettersi in contatto con me e partono.

 Un’ ultima  domanda per i nostri lettori: come si può contribuire al suo progetto?

Io sono sui social che sono potentissimi quando c’è bisogno di diffondere l’idea di un progetto. Mi trovano su facebook  e twitter come la “Libraia felice” e ho anche un blog che si chiama “Io sono una libraria”.  L’aiuto concreto è mettersi in contatto con me e poi dirmi come mi vorrebbero aiutare. Donando libri? Venendo  a prendere i libri? Creando una piccola biblioteca dove vogliono loro? Tesserandosi all’associazione? Facendo i volontari? C’è lavoro per tutti! Quindi l’importante è contattarmi e dire cosa si vuole fare.

 

 

Debora Fusco

1 dicembre 2022

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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