Giovedì, 28 Maggio 2020
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Recensione del libro L’ultima canzone del naviglio di Luca Crovi, edito da Garzanti libri, una delle più note case editrici italiane.

 

Gennaio 1929. Mentre il Generale Inverno assedia Milano e la avvolge di bianco, il pugno di ferro della milizia fascista cala sulla città che sta cambiando da un giorno all’altro. Automobili invadono le strade, vicoli cedono il posto ai boulevard e il Naviglio interno soccombe sotto le nuove coperture in pietra. Ma non tutti piegano il capo. Alla Scala Arturo Toscanini si rifiuta di eseguire gli inni al re e al duce. Nei vecchi quartieri i “bravi ragazzi” della mala meneghina rispondono agli sgherri di Mussolini. E nella questura di piazza San Fedele il commissario Carlo De Vincenzi non si lascia ingannare da chi vuole depistarlo. Una donna è stata trovata cadavere davanti alla Colonna del Diavolo, vicino alla basilica di Sant’Ambrogio, e il caso rischia di compromettere alcuni membri del Partito. La successiva morte di un barcaiolo, che sta trasportando un ultimo carico di carta verso il Tombon de San Marc, prima dell’interramento del Naviglio, sembra a tutti un incidente. Ma non a De Vincenzi, e nemmeno ai malnatt della ligéra che della gran Milan conoscono l’anima e la lingua segreta.

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Recensione di Troppo Lontano per andarci e tornare di Stefano Di Lauro. Il libro è edito da Exòrma edizioni, una case editrice indipendente che pubblica letteratura, letterature di viaggio e saggistica.

 

Fulminea come un salto di balena, da un ripostiglio della memoria proruppe una frase: 

“Anche un’opera d’arte ispirata dalla disperazione nutre di vita l’animo di un uomo”.

Nounours, capelli biondini piuttosto sottili, iridi blu oltremare, cute glabra e chiara, un panama calcato sulla testa per proteggersi dal sole, vaga senza meta tra i boulevard di Arles rimuginando su arte e vita, su reale e immaginario, chiedendosi “cosa fare domani”. Un incontro fortuito lo porterà al piccolo circo Au Diable Vauvert che diventerà il suo porto sicuro, la sua famiglia. Il Diable è un microcosmo di esseri unici, dediti al culto della meraviglia, i cui nomi evocano la magia dell'arte, della "loro" arte itinerante, vissuta sulle strade di Francia fin-de-siecle tra sordide periferie punteggiate di vicoli ambigui e luoghi memorabili. o, del surreale.

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Rimedio cartaceo alla noia da quarantena

In questo periodo un po’ surreale che stiamo attraversando, a causa del dilagare del Covid-19, i libri possono essere la nostra ancora di salvataggio contro la noia e la solitudine. Proprio per questo la nostra redazione sta proponendo varie proposte letterarie: la nuova rubrica checlassico, libri di teatro e come sempre le novità più interessanti del momento. È vero non è possibile uscire e andarli a comprare in libreria, ma si può sempre acquistare un ebook od ordinare un libro online. Chiusi in casa con un bel libro, una copertina e un bicchiere di vino o una tisana tutto vi sembrerà più bello. Allora che aspettate ? Leggete! #iorestoacasa #ioleggo.

 

Ecco le novità del momento:

 

Narrativa

 

Le parole lo sanno di Marco Franzozo, Mondadori

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Alberto scopre di avere un male incurabile: invece di condividere l'inquietudine con chi lo circonda si procura un bastone e degli occhiali da cieco e si rifugia in un luogo già remoto, al riparo anche da se stesso. Entra in un parco, si siede su una panchina. Qui trova, forse per la prima volta, lo stupore di essere vivo. Accanto a lui si siede una giovane donna, Flavia. Si parlano. Flavia si racconta e si confessa. Nasce qualcosa di semplice, inatteso, che sembra parlare con la voce profonda del destino. L'intesa, il desiderio di ritrovarsi, l'attrazione: l'amore insomma, che nessuno dei due cercava e che li sorprende senza difese. Tuttavia se il suo drastico intervento abbia liberato o condannato all'infelicità la donna che ama non è dato sapere. Perché Flavia, com'è arrivata, un giorno come un altro scompare per sempre. Ad Alberto non resta che scrivere: affidare a un diario il racconto di ciò che è accaduto, ormai sicuro che "le parole sanno sempre dove andare" e che quindi, in un modo a lui ancora sconosciuto, prima o poi arriveranno a Flavia.Una dichiarazione d'amore per la letteratura, perché scrivere – e leggere – realizzano il passaggio del testimone più universale e intimo. D'altra parte, si sa, chi legge ama.

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La riscoperta dei classici: una nuova rubrica che terrà compagnia ai nostri lettori in questo momento in cui saremo lontani dal teatro. Iniziamo a scoprire cosa ha ancora da dirci oggi il Decameron di Giovanni Boccaccio. Il nostro # è #checlassico commentate sui social e buona lettura!

…pervenne la mortifera pestilenza (…) alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle (zone) d’innumerabile quantità di viventi avendo private, senza ristare, d’un luogo in uno altro continuandosi, verso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata. E contro quella, non valendo alcuno senno né umano provvedimento, per lo quale (attraverso il quale) fu da molte immondizie purgata la città da persone destinate a quest’ufficio e vietato l’entrarvi dentro a ciascuno infermo e molti consigli dati a conservazion della sanità (…), quasi nel principio della primavera dell’anno predetto (1348), orribilmente cominciò i suoi dolorosi effetti, e in miracolosa maniera, a dimostrare. (…) E fu questa pestilenza di maggior forza per ciò che essa (attraverso la quale) dagl’infermi di quella, per lo comunicare insieme, s’avventava ai sani (…) chè non solamente il parlare e l’usare con gl’infermi dava ai sani infermità o cagione di comune morte, ma ancora il toccare i panni o qualunque altra cosa da quegli infermi stata toccata (…).

                                                                                                                                         Decameron, Prima giornata

Ritornare su un classico della letteratura del 1300 come il Decameron, in questo preciso momento storico in cui il villaggio globale è attanagliato dalla pandemia Covid-19, ha un effetto agghiacciante. Se non fosse per la differente velocità del contagio su scala planetaria nel periodo medievale, sembrerebbe parlare di oggi. Come molti rintracceranno nei ricordi scolastici, la peste del 1348 che sconvolse l’Europa all’epoca, fa da sfondo alla raccolta delle cento novelle riunite in una cornice che le scansiona in dieci giornate. Quest’opera è in primis una testimonianza storica di come venne affrontata l’emergenza di una violenta ed inaspettata epidemia con i pochi strumenti a disposizione al tempo. Da un punto di vista storico, il confronto tra epoche così distanti, anche oggi, può risultare interessante.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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